Tag: inclusione

  • IA e piani personalizzati: che cosa si può chiedere senza mettere dentro il ragazzo

    IA e piani personalizzati: che cosa si può chiedere senza mettere dentro il ragazzo

    Sono le sette e mezza di sera. Una docente di sostegno ha tre cose aperte sullo schermo: il piano educativo dello studente, il materiale che la classe sta usando, una sua scheda di osservazione. Le informazioni ci sono tutte. Le manca trasformarle in una scheda semplice per lui, ma non troppo semplificata. E la tentazione di farsi aiutare da un assistente c’è.

    Quello che sai a memoria e quello per cui apri il documento

    Quando le ho chiesto che cosa saprebbe scrivere senza aprire il documento, ha risposto: l’obiettivo su cui sta lavorando, la difficoltà più evidente, le strategie che usa di solito. Per il resto preferisce aprirlo: le formulazioni esatte, gli indicatori di verifica, i dettagli concordati con il gruppo di lavoro.

    È qui che cade la linea. Quello che serve per chiedere lo sai a memoria. Quello per cui apri il documento serve a controllare te, non a istruire lo strumento.

    Basta il nome accanto alla cosa

    Il Garante per la protezione dei dati personali ha scritto, in un provvedimento del 2024, che il riferimento al piano educativo individualizzato rappresenta di per sé un’informazione relativa allo stato di salute dell’alunno. In un caso del 2025 la stessa qualificazione è stata data alla convocazione del gruppo di lavoro con il nome dell’alunno, senza nessun piano allegato. Non è il contenuto del documento a essere delicato: è il collegamento fra quel ragazzo e quel percorso.

    Si descrive il compito e l’ostacolo, non la persona

    Invece di ho uno studente con un piano personalizzato che fatica a…, scrivi devo spiegare questo concetto a chi si perde quando la frase supera due righe. Invece di questo alunno non regge un testo lungo, scrivi mi serve lo stesso contenuto in tre blocchi da cinque righe, ognuno con una sola idea.

    Una richiesta costruita così non contiene informazioni su quel ragazzo, non perché le hai tolte per prudenza, ma perché non servono a fare il lavoro.

    Quattro cose che si possono chiedere

    • Tre versioni della stessa consegna, con la stessa richiesta cognitiva e tre livelli di testo.
    • Un testo semplificato a partire dal materiale della classe, dichiarando che cosa deve restare intatto.
    • Una spiegazione alternativa dello stesso concetto: un esempio concreto al posto della definizione.
    • Più modi di verificare lo stesso obiettivo, fra cui scegli tu.

    In nessuna compare un nome, una classe, un documento o una diagnosi. E in nessuna lo strumento lavorerebbe meglio se ci fossero.

    La prima persona a cui chiedere

    Quando la domanda non è più tua, la prima persona a cui chiedere non è un consulente: è la collega più esperta o la referente per il sostegno, nella stanza accanto. Come ha detto la docente del colloquio, chiedere aiuto non è una debolezza.

    Per lunedì mattina

    Prendi la prossima richiesta che stavi per scrivere e dividila in due: quello che descrive il compito e quello che descrive il ragazzo. Togli la seconda parte e rileggi. Se descrive ancora il lavoro che volevi far fare, mandala così.

    Il capitolo 16 di Insegnare quando l’IA è già in classe entra nel dettaglio; il fascicolo Includere del quaderno d’aula ha le richieste scritte per intero.