Chi insegna ha già visto passare parecchie cose: piani, sigle, piattaforme adottate e poi lasciate. Per questo qualunque proposta sull’intelligenza artificiale deve superare una prova sola: entrare in quello che facciamo già, senza aggiungere un livello. Il Metodo F.A.I. è fatto di tre gesti che stanno dentro una consegna che avremmo dato comunque.

Fermati: un intervallo fra ricevere e usare

Il momento esiste e dura pochissimo. Hai davanti una risposta che sembra a posto, la stampante accesa e domani hai quella classe alla seconda ora. Fermarsi non vuol dire diffidare di tutto: vuol dire mettere un intervallo dove adesso non c’è.

Per noi sono due domande, in quest’ordine:

Per la classe la pausa diventa un passo scritto nella consegna, uguale per tutti: scrivi la cosa di cui sei meno sicuro e perché. Se è sul foglio insieme alle altre istruzioni non accusa nessuno. Se la introduci il giorno in cui un elaborato ti insospettisce, la classe capisce che è un’altra cosa.

Analizza: la risposta come oggetto, non come responso

Guardare un testo con una domanda sola non funziona, perché la domanda che viene in mente per prima, è corretto?, è la meno utile. Nel libro le chiamo sei lenti e si usano in fila: cosa dice, come lo dice, cosa ha aggiunto, come è scritto, cosa manca, da dove viene.

La più difficile è la quinta, perché un’assenza non si vede. In una verifica sulla Prima guerra mondiale costruita su una lettera dal fronte, l’estratto scelto dallo strumento era proprio quello che non permetteva di rispondere alla domanda sulla fonte. Niente era falso. Mancava la parte che contava.

E una cosa da tenere a mente: chiedere al modello se si è inventato qualcosa non è un controllo. È chiedere un’altra risposta.

Impara: tre righe che prima non esistevano

È il passo che si salta più spesso, perché arriva quando il lavoro è finito. È anche l’unico che produce qualcosa di nuovo: tre righe in cui lo studente indica un punto preciso del proprio lavoro. Dove era meno sicuro, che cosa ha cambiato mentre lo faceva, dove si è fermato di più.

Quelle righe non si votano e non si correggono. Si usano: se un ragazzo ha scritto che non era sicuro del terzo paragrafo, il tuo commento comincia da lì. La volta dopo sa che quella riga viene letta.

Due piani da tenere separati

Il primo piano siamo noi, quando prepariamo una verifica o una circolare: nessuno se ne accorge. Il secondo piano è la classe, dove i tre gesti diventano un pezzo del compito. Il primo viene prima: chi non ha mai fermato sé stesso davanti a una risposta rischia di non sapere che cosa sta chiedendo ai ragazzi.

Per lunedì mattina

Scrivi la pausa dentro la prossima consegna, con le stesse parole delle altre istruzioni e senza spiegazioni: ultimi cinque minuti, sul retro, scrivi la cosa di cui sei meno sicuro e perché. Alla restituzione, comincia tre commenti dal punto che lo studente ha indicato.

Il metodo è spiegato per intero in Insegnare quando l’IA è già in classe; le schede da fotocopiare sono nel quaderno d’aula. Se vuoi provarlo subito, parti dal kit della prima lezione.