Una sera di novembre, ventidue temi da correggere. Uno scorre senza inciampi, ogni paragrafo annuncia quello che dirà e poi lo riassume. Ma della discussione fatta in classe la settimana prima, quella in cui un’obiezione aveva spostato tutto, nel tema non c’è nemmeno un’eco. La collega che me l’ha raccontata era sicura: era fatto con l’IA.
Quella sicurezza è un buon motivo per fare una domanda. Non è ancora una prova.
Perché «l’hai copiato?» non produce informazione
Ha due risposte possibili e nessuna delle due dice qualcosa di utile. Se la risposta è no, insistere significa chiamare bugiardo qualcuno sulla base di un’impressione. Se è sì, ottieni un’ammissione, ma non sai ancora niente di quello che quel ragazzo ha capito.
Chiede poi una cosa che nel testo non c’è, l’origine. E sposta la valutazione su un altro piano, quanto qualcuno ti sembra sincero: una strada che rischia di premiare chi mente bene.
Che cosa si vede in un elaborato
Non si vede chi ha scritto. Si può però guardare se il testo è passato da quella classe, se risponde alla domanda che era stata fatta o a una più larga e generica, se c’è un punto in cui qualcuno si è fermato a decidere: un esempio preso invece di un altro, un’obiezione presa sul serio. Non sono prove. Servono a formulare una domanda migliore.
La domanda che funziona
Al posto di l’hai copiato? c’è come ci sei arrivato?
- Si può rispondere: chiede di raccontare un percorso, non di confessare.
- Si può fare a tutti: se arriva solo a chi ha il testo perfetto è un provvedimento travestito; fatta a tutti è parte del lavoro.
- Produce qualcosa da insegnare: «mi sono fatto fare la scaletta e poi ho scritto io» è un’informazione su cui lavorare il giorno dopo.
Non è un rilevatore e non va presentata come tale. Chi vuole mentire mente anche sul percorso. Quello che cambia è che il percorso diventa una parte visibile del lavoro.
E se il lavoro è perfetto e non hai niente in mano?
Non si abbassa un voto su un sospetto. Lo Statuto delle studentesse e degli studenti riconosce il diritto a una valutazione trasparente e tempestiva; i criteri li definisce il collegio dei docenti. Si valuta quello che hai davanti con il metro che avevi dichiarato. Poi si cambia la consegna successiva, per tutti.
Per lunedì mattina
Prendi un elaborato che ti ha lasciato quel dubbio. Scrivi la domanda che avresti voluto fare, con le parole che useresti davvero. Rileggila: chiede di confessare o di raccontare? Se chiede di confessare, riscrivila.
Il capitolo 5 e il capitolo 15 di Insegnare quando l’IA è già in classe lavorano su questo momento e su come si valuta il processo senza farne burocrazia.
Nei corsi la domanda arriva sempre alla fine: esiste un programma che me lo dice? È una domanda ragionevole, di chi ha una pila di fogli sul tavolo e la sensazione che qualcosa non torni. Per il libro ho provato a rispondere con una prova.
La prova
Quattro testi sullo stesso argomento, di cui conoscevo la provenienza perché l’avevo decisa io: uno scritto a mano, lo stesso testo passato a uno strumento con la richiesta sistemami questo testo, lo stesso con riscrivilo, uno generato da zero. Poi tre rilevatori gratuiti, nella stessa sessione, senza correggere niente.
Che cosa è successo
- Tutti e tre hanno giudicato il testo scritto a mano come il più umano dei quattro. Va detto per primo.
- Nessuno dei tre ha messo i quattro testi nell’ordine giusto.
- Sul testo generato da zero i tre programmi non concordano su niente.
- Il testo scritto da me e solo sistemato nella forma è stato classificato come generato da due programmi su tre.
Quest’ultimo è il caso che in classe capita davvero: uno studente scrive di suo e chiede una mano sulla forma, come si è sempre fatto con un genitore o un correttore automatico. È il caso su cui, in quella prova, hanno sbagliato di più.
Nomi dei programmi, condizioni, esiti e i quattro testi integrali sono nella pagina dei reperti, per chi vuole rifare la prova. Non sono una classifica e non suggeriscono una soglia.
Sul testo non c’è un segno da leggere
A settembre 2026 i segnali di provenienza documentati dai fornitori riguardavano immagini e audio, non il testo. E dove un segnale esiste dice dove è stato generato un file, non chi ha fatto il lavoro. La situazione può cambiare: la teniamo d’occhio nella pagina degli aggiornamenti.
Che cosa si fa al loro posto
Si ancora la consegna. Una riga che leghi il lavoro a qualcosa che esiste solo nella tua classe: l’ultima verifica corretta, il brano di giovedì, un dato raccolto insieme. Non impedisce di generare il testo. Rende visibile quale parte della consegna manca nel lavoro.
Si chiede di dichiarare. Tre righe in fondo al compito: se uno strumento è stato usato, per che cosa, che cosa lo studente ha cambiato di sua mano. Va chiesta a tutti, sempre, anche quando la risposta è niente. Va chiesta prima, nella consegna. E dichiarare un uso non abbassa il voto: se era dentro le regole non c’è niente da abbassare.
Per lunedì mattina
Prendi la prossima consegna e aggiungi una riga che nomini una cosa a cui c’eri. Quando correggi non cercare chi ha usato qualcosa: cerca la riga ancorata e guarda se è piena. Se è vuota, hai una domanda da fare a quella persona. Comincia con: questo pezzo qui, me lo racconti?
La prova completa e il ragionamento sono nel capitolo 17 di Insegnare quando l’IA è già in classe.